Atlanta '96, il primo storico oro olimpico della Nigeria

Il 3 agosto 1996, la geografia del calcio cambia per sempre. Sul prato del Sanford Stadium di Athens, in Georgia, va in scena l'atto finale del torneo olimpico di Atlanta. Da una parte la superpotenza Argentina, schierata con stelle del calibro di Hernan Crespo, Claudio Lopez e Javier Zanetti. Dall'altra la Nigeria guidata dall'olandese Jo Bonfrère, arrivata all'ultimo atto dopo un'incredibile cavalcata. Quella che per molti doveva essere una vittoria annunciata della Albiceleste si trasforma nella notte più importante nella storia dello sport africano.
La rimonta impossibile
Il cammino delle Super Eagles verso la finale era già stato segnato dall'epica. In semifinale contro il Brasile di Ronaldo, Rivaldo e Bebeto, la squadra africana si era trovata sotto 3-1, prima di completare una clamorosa rimonta chiusa dal golden gol di Nwankwo Kanu al novantesimo. La finale contro l'Argentina segue un copione simile. Claudio Lopez sblocca il risultato dopo tre minuti, Celestine Babayaro pareggia per la Nigeria, ma ad inizio ripresa un rigore di Crespo riporta avanti i sudamericani. Quando la partita sembra incanalata verso Buenos Aires, la formazione africana ribalta l'inerzia con forza fisica e talento puro: a un quarto d'ora dalla fine, Daniel Amokachi scavalca il portiere Cavallero con un tocco morbido per il 2-2. Al 90', sugli sviluppi di una punizione dalla trequarti, la difesa argentina buca la trappola del fuorigioco ed Emmanuel Amunike, al volo di sinistro, firma il 3-2 definitivo. Al triplice fischio si compie l'impresa: per la prima volta nella storia del torneo olimpico, una selezione del continente africano conquista la medaglia d'oro nel calcio.
Una svolta epocale
La rosa di quella Nigeria - con elementi come Jay-Jay Okocha, Taribo West, Sunday Oliseh, Viktor Ikpeba e lo stesso Kanu - ha infranto i pregiudizi che fino ad allora avevano confinato il calcio africano a semplice comparsa folkloristica. Quel successo dimostrò che organizzazione, esuberanza atletica e classe individuale potevano competere ai massimi livelli mondiali, aprendo una nuova era per tutto il movimento continentale.
Lorenzo Villanetti